Azione Cattolica Ragusa

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Commento al Vangelo del 29 gennaio 2017 - IV domenica del Tempo Ordinario Anno A

Speriamo che ormai le cose siano almeno un po’ diverse, ma che io ricordi da piccolo ascoltavi quanto erano assolutamente importanti i dieci comandamenti e quanto era assolutamente fondamentale il comandamento dell’amore. Insomma, da un lato o dall’altro, sforzati di fare qualcosa.
Gesù, nel Vangelo secondo Matteo, al c. 5, invece spiazza questa logica del fare, con due azioni e una parola ripetuta otto volte (la nona volta è un’esplicitazione).
Gesù, al vedere le folle, sale sul monte (ed ecco la prima azione): come Mosè, che sale sul monte per ricevere la Legge che renderà popolo di Dio i discendenti di Abramo liberi ormai dall’oppressione del Faraone. Poi, si pone a sedere (ed ecco la seconda azione), gesto tipico del maestro d’Israele che sta per insegnare. Insomma, Gesù si presenta come nuovo Mosè che sta per comunicarci una nuova legge. Potremmo immaginare le folle, nelle quali Gesù ha suscitato speranza con la sua predicazione e il suo agire (cfr. Mt 4, 23-25), essere attraversate da un fremito: “Un nuovo Mosè, una nuova Legge!”. Magari più semplice o più permissiva, più adeguata ai tempi o più accogliente dei bisogni umani, certamente rivoluzionaria e capace di aggiustare il mondo, la società, le famiglie, i cuori cattivi…
Beati…” (ed ecco la parola): il nuovo Mosè non ha norme che regolino la vita di un agglomerato di esseri umani per renderli popolo secondo la legge.
Beati…”: Gesù sa bene che cerchiamo la felicità e che nessuna legge potrà mai donarcela.
Beati…”: il figlio di Dio ci invita a guardare dentro di noi, per scoprirci essenzialmente figli e fratelli.
Beati…”: il Cristo, vero Dio e vero uomo, ci invita a coltivare una mentalità e un cuore che generino fraternità e relazioni familiari.
Beati…”: Egli è Re che indossa il grembiule degli schiavi per lavare i piedi (a chi lo accetta così umile e servo) e radunare la famiglia dei figli di Dio.
Beati…”: il Crocifisso Risorto non si tira indietro e si pone come il modello perfetto di figlio e fratello.
Beati…”: il Nazareno vive perfettamente le beatitudini.
Beati…”: il Signore Gesù ci dona lo Spirito Santo, rendendoci figli del Padre e Suoi fratelli, permettendoci così di vivere come Lui.
Prendiamoci cura, dunque, della nostra intimità col Signore nello Spirito Santo, se non vogliamo essere schiacciati dalla logica del fare e perdere la gioia della beatitudine in Cristo. Anche per chi aderisce all’Ac esiste il rischio di ritrovarsi a fare Azione Cattolica, perdendo il contatto con l’essere Azione Cattolica. Leggiamo nel Progetto Formativo, nel capitolo 2, a conclusione del paragrafo 6 (che vi consiglierei di leggere tutto):
“Lo Spirito del Signore ci pone nel giusto rapporto con noi stessi, con gli altri, con il mondo. Mossi dall’amore di Dio, superiamo la tentazione dell’autosufficienza e della volontà di dominio; possiamo amare umilmente noi stessi come ogni altro membro del corpo di Cristo. E l’amore di Dio infuso nel nostro cuore ci porterà a condividere, a preferire di dare anziché ricevere e ad amare tutti. Nei confronti dei beni la povertà evangelica ci porta alla perfetta letizia di Francesco d’Assisi, patrono dell’AC: l’amore porta ad amare il mondo con animo povero e casto, e perciò lieto, umile e grato” (conclusione del paragrafo 6 del capitolo 2).
Non vi sembra un bel commento alle Beatitudini e una prospettiva che ci permette di fare attingendo all’Essere di Cristo?
don Luca Tuttobene

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Commento al Vangelo del 22 gennaio 2017 - III domenica del Tempo Ordinario Anno A
Grazie, Signore Gesù! In un colpo solo, ci comunichi tre cose fondamentali:
1. il male nel mondo è presente ed agisce: san Giovanni Battista viene arrestato;
2. Tu sei un Dio che si rimbocca le maniche e mentre il male agisce, operi come fermento perché l’azione del male non porti frutto: vai a Cafarnao, periferia senza Dio, sulle rive del mare (il lago di Tiberiade), simbolo di ciò che si oppone a Dio, a continuare e a perfezionare la predicazione del Battista e a porre i segni della presenza del Regno di Dio (le guarigioni);
3. Tu non sei un supereroe solitario, ma vuoi che il tuo stile e la tua opera siano condivise da altre persone, da gente comune che può prendere sul serio il Regno di Dio che è vicino e germoglia nella realtà, liberandola dal male: chiami Andrea e Simon Pietro a lasciare le reti per vivere le loro capacità di pescatori a vantaggio degli uomini; chiami Giacomo e Giovanni a lasciare la comodità della barca di famiglia e del vivere col padre Zebedeo per assumersi le loro responsabilità di adulti.
Scusa, Signore Gesù, se non ci rendiamo conto che tutto questo continua oggi, con noi che siamo chiamati al posto dei quattro pescatori di Galilea a portare luce in questo mondo in cui troppa sofferenza è generata da troppa cattiveria e tragedie.
Ma cosa vuol dire per un laico di Ac essere chiamato dal Signore?
Mi sono divertito ad usare la funzione trova del programma che mi porta su Internet. Ho trovato nel Progetto formativo, così com’è presente nel sito dell’Ac nazionale (inizia qui: http://pf.azionecattolica.it/intro/intro_intro.htm), 23 contesti in cui è presente il verbo CHIAMARE o il sostantivo CHIAMATA. Ve li riporto, senza tante altre parole, qui di seguito (se qualcuno vuol fare lo stesso con il termine vocazione, il lavoro sarebbe più completo): ho sottolineato quelli che, esplicitamente o implicitamente secondo me, fanno riferimento alla chiamata di Dio. Questa settimana proviamo, magari leggendone due/tre al giorno, a tenere desta la nostra attenzione verso Gesù che ci chiama ad essere laici di Ac e a capire che tipo di risposta è la nostra.
Dall’Introduzione, paragrafo 1
1. Vivere un carisma significa assumere l’atteggiamento di chi risponde ad una CHIAMATA, la gratitudine, e di chi accoglie un dono.
2. L’AC testimonia la CHIAMATA dei laici ad un’esistenza cristiana fondata nell’essenziale, punto di arrivo di un percorso di maturazione, in cui ci si è allenati a vivere ciò che è comune ad ogni battezzato.
Dal Capitolo 1, paragrafo 3
3. La formazione in AC non dà tutto: anche questa è una delle sue caratteristiche e delle sue scelte. Non che ami essere incompleta, ma apre alla libertà di percorsi personali che ciascuno è CHIAMATO a coltivare con originalità.
Dal Capitolo 2, paragrafo 2
4. L’uomo, ogni singolo uomo, è prezioso agli occhi di Dio: con le sue capacità e i suoi limiti, con i suoi sforzi e le sue cadute, è un figlio amato da sempre e CHIAMATO ad una felicità per sempre.
Dal Capitolo 2, paragrafo 5
5. La missione della Chiesa, iniziata con gli apostoli, continua in questo tempo grazie ai discepoli di oggi: anche grazie a noi, cristiani laici, nella misura in cui il cuore vive la serena consapevolezza del dono ricevuto, e risponde con fedeltà alla CHIAMATA a vivere questo tempo per trasmettere la luce della fede.
Dal Capitolo 4, introduzione
6. Vivere in questo modo fa risaltare il carattere paradossale della vita cristiana, tanto più evidente nell’esistenza dei laici: “i cristiani sono uomini come tutti gli altri, pienamente partecipi della vita nella città e nella società, dei successi e dei fallimenti sperimentati dagli uomini; ma sono anche ascoltatori della Parola, CHIAMATI a trasmettere la differenza evangelica nella storia, a dare un’anima al mondo, perché l’umanità tutta possa incamminarsi verso quel Regno per il quale è stata creata” (citazione da CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 35).
Capitolo 4, paragrafo 1
7. Il mondo è la realtà rinnovata nella risurrezione di Gesù e CHIAMATA già da oggi a modellarsi secondo la vita nuova che gli è stata donata.
8. È delineata in questa affermazione quella tensione che caratterizza l’esistenza di ogni laico, coinvolto nelle realtà dell’esistenza secolare eppure CHIAMATO ad abitarla con la libertà dei figli di Dio; immerso da cittadino nelle dinamiche sociali di oggi eppure straniero ad esse; partecipe della vita della città eppure teso verso una città che è oltre; impegnato a vivere secondo la logica dell’incarnazione eppure già orientato ad un mondo risorto.
Capitolo 4, paragrafo 2
9. Ci fa incontrare le persone che ci sono care; ci fa sperimentare il nostro legame con il Signore e la parola con cui misteriosamente ci conduce, ci CHIAMA, ci consola…
10. La comunione che siamo CHIAMATI a testimoniare e a costruire si realizza, in primo luogo, attraverso il nostro essere persone di unità e di pace in ogni ambiente, nel nostro pensiero circa i rapporti tra le nazioni così come nell’impegno ad essere operatori di pace nel quotidiano.
11. In un mondo in cui sembra che per essere se stessi occorra alzare la voce, il cristiano è CHIAMATO a testimoniare il valore della beatitudine dei miti, di quelli che dialogano e conversano con l’altro con pazienza per accoglierlo, per costruire a poco a poco terreni comuni.
12. Siamo CHIAMATI a vivere nella vita di ogni giorno quei caratteri straordinari dell’amore che Paolo elenca nell’inno alla carità (1Cor 13,1-7): la pazienza, la bontà, la gioia per il bene altrui, la mitezza, la modestia, il rispetto, la gratuità, l’autocontrollo, il perdono, la sete di verità, la ricerca della giustizia, la fiducia, la speranza, la sopportazione.
13. E poiché il legame di Dio con noi ci fa creature libere, va vissuto nella responsabilità: siamo CHIAMATI a rispondere del dono che egli ci ha fatto vivendo all’altezza di esso e realizzando in noi il suo progetto.
14. Il corpo è anche luogo e simbolo della diversità maschile e femminile, che è ricchezza e compito, e CHIAMA tutti a vivere la sessualità come dono straordinario di Dio, in cui sperimentiamo quanto siamo grandi e fragili.
15. Siamo responsabili della vita del creato e della storia umana, nel frammento di mondo e di tempo in cui viviamo. Il Concilio ci ha insegnato a stimare questa dimensione secolare della nostra vita, affermando che a noi laici è affidato di “rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per mezzo” nostro(Lumen Gentium, n. 33), essendo noi CHIAMATI a vivere con spirito evangelico, a modo di fermento e quasi dall’interno, i nostri impegni familiari e sociali (cfr. Lumen Gentium, n. 31).
Dal Capitolo 4, paragrafo 3
16. Ciascuno è CHIAMATO allora ad elaborare una propria regola di vita, cioè ad assumere in maniera personale quegli impegni di preghiera, di crescita nella fede e nella umanità, quelle scelte di servizio che rendono personale e concreto l’impegno con il Signore e la testimonianza di fede nella società di oggi.
Dal Capitolo 5, paragrafo 1
17. Tale passaggio a una fede sempre più personale nel Dio di Gesù Cristo consiste nell’adesione a un Tu che CHIAMA a vivere con sé.
Capitolo 5, paragrafo 3
18. La scoperta della fede si sviluppa a partire dalla conoscenza di Gesù e della sua Parola, soprattutto attraverso l’esempio di quei testimoni che hanno risposto “sì” alla sua CHIAMATA.
19. La scelta dello studio, la precarietà delle prime esperienze professionali, un diverso contesto relazionale, sociale e culturale, l’autonomia negli spostamenti e nei programmi di tempo libero, l’esperienza di un rapporto profondo con l’altro/l’altra e la ricerca di un’affettività meglio definita, una più difficile assiduità di partecipazione alla vita della comunità e del gruppo formativo, il confronto con diverse concezioni di vita ed esperienze religiose… tutto questo CHIAMA a una più personale scelta della direzione verso cui orientare la propria esistenza.
20. Essere portatori di pace negli ambienti di vita e vivere le relazioni interpersonali nella libertà e nella responsabilità sono altri importanti obiettivi educativi per le persone di questa età, CHIAMATE anche a vivere l’esperienza dell’innamoramento e dell’amore come dono di Dio.
21. Nella comunità cristiana, nella comunità sociale e civile, in cui il giovane vive con crescente responsabilità, e in cui è CHIAMATO a spendersi con sempre maggiore gratuità, il bisogno di ascolto ed attenzione è ancora molto forte: la capacità e la disponibilità ad assumervi dei servizi non eliminano la necessità di cura della fede e di accompagnamento nella vita cristiana.
22. La fedeltà, contro la tentazione del dimettersi dalle responsabilità assunte, dure da portare avanti nella ferialità dell’esistenza, per sceglierle di nuovo con realismo e rinnovare anche il “sì” della fede in quel passaggio decisivo che i maestri spirituali CHIAMANO “seconda conversione”.
Capitolo 7, paragrafo 1
23. [L’educatore/animatore] ha scelto il servizio educativo non come un impegno fra i tanti, ma come un’esperienza che coinvolge in maniera forte la sua vita, come risposta ad una CHIAMATA al servizio della crescita dei propri fratelli.
Don Luca Tuttobene


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Commento al Vangelo del 15 gennaio 2017 - II domenica del Tempo Ordinario Anno A

Scrivo queste righe considerando ancora le suggestioni del XXX anniversario di ordinazione presbiterale del nostro vescovo Carmelo (e se giorno 10 gennaio non avete pregato per lui, fatelo: pregare per il vescovo significa avere a cuore la nostra diocesi tutta) e le riflessioni che mi sono trovato a fare il pomeriggio durante l’omelia in parrocchia. In questa II domenica del Tempo Ordinario dell’anno A, 15 gennaio 2017, risuona infatti la testimonianza di Giovanni Battista, ricca di piani e sfumature diverse: si va da quanto è espresso nel v. 29 (Gesù è colui che viene incontro al Battista, quindi la nostra attesa del Signore non è vana; è l’Agnello di Dio; è il realizzatore del perdono divino perché “toglie il peccato del mondo”), all’affermazione di Gesù come l’unto del Signore che possiede in pienezza lo Spirito e lo dona (vv. 32-33), perché Dio è Suo Padre (v. 34: Gesù è la presenza di Dio nel mondo, come ogni figlio porta in sé qualcosa dei suoi genitori).
Certo, alcune cose sembrano ripetere, con stile e linguaggio diverso, quanto ascoltato nel Vangelo secondo Matteo domenica scorsa. C’è una parola, però che una settimana fa non abbiamo ascoltato: agnello.
Gesù è l’Agnello di Dio: quante volte abbiamo ripetuto a messa questa espressione, poco prima di mangiare il pane consacrato. Agnello di Dio: sì, abbiamo bisogno di sacrificare a Dio qualcosa. Agnello di Dio: sì, siamo consapevoli che nulla di nostro è tanto perfetto da essere degno di Dio. Agnello di Dio: sì, solo Tu, Signore Gesù, vero uomo e vero Dio, sei il sacrificio perfetto, in quanto sei il Figlio obbediente e il Fratello misericordioso di ogni uomo.
Gesù è l’Agnello di Dio perché obbedisce con tutto se stesso al disegno misericordioso del Padre che vuole salvare ogni uomo, facendosi fratello che perdona anche ai suoi uccisori.
Con un altro linguaggio, quello della lettera agli Ebrei, potremmo dire che Gesù è l’unico sacerdote e che ci rende popolo sacerdotale.
Ma dopo questa lezioncina, spero almeno chiara, occorre una domanda: che vuol dire per un laico di Ac professare la fede in Gesù Agnello di Dio e acclamarlo tale prima di mangiare il pane di vita a messa?
Mi permetto di invitarvi a leggere, nel Progetto formativo, tutto il paragrafo 2 del capitolo 2 (Gesù, il volto umano di Dio) e il paragrafo 1 del capitolo 4 (Di Dio, per il mondo), concludendo poi con il brano del paragrafo 2 del capitolo 4, che qui riporto: “Infine, Dio ci vuole responsabili della città degli uomini, cioè del contesto umano organizzato di cui siamo parte,che ci è dato come dono e come compito. Essere cittadini significa conoscere e comprendere il nostro tempo, nella sua complessità, cogliendo significati e rischi insiti nelle trasformazioni sociali, economiche e politiche in atto, assumendo l’atteggiamento di chi queste trasformazioni non si limita a rifiutarle o a celebrarle in maniera acritica, ma le affronta come frutto del proprio tempo, ponendosi in esse e lavorando per indirizzarne gli sviluppi; coniugando la capacità di pensiero critico evangeli nel giudicare con l’integrità etica nell’agire, ma accettando anche con serenità il rischio delle scelte storicamente situate, nella consapevolezza della parzialità del bene che l’uomo è capace di realizzare. Significa riscoprire il valore della partecipazione – che contrasta ogni tentazione di delega – come modo normale di essere cittadini e non ospiti occasionali delle nostre città. Una partecipazione che conosce il valore dell’organizzarsi politico, vivendo e rispettando in primo luogo le istituzioni; che sa che, come ogni altra realtà umana, anche la politica ha strumenti, tempi e luoghi propri. Bisogna quindi saper riconoscere e vivere fruttuosamente, con fiducia, sia i tempi lunghi delle prospettive di promozione umana, sia lo sforzo quotidiano e incessante per la giustizia, per la pace, per la difesa dei più deboli. Si tratta di conoscere e accettare la fatica dell’essere cittadini, disponendosi al dialogo con coloro che si incontrano nelle piazze della città”.
Non è forse così che un laico di Ac prepara la sua offerta sacerdotale a Dio per unirsi all’Agnello di Dio, con Cristo, per Cristo e in Cristo, nell’Eucaristia?

Don Luca Tuttobene
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25 DICEMBRE: SOLENNITÀ DEL NATALE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

 
Oggi è il giorno: Dio è entrato nella storia, l'Eterno abita il tempo. Non esiste più la storia degli uomini e quella di Dio, non esistono più due traiettorie intangibili. Ora esiste una sola storia: quella dell'amore di Dio per l'uomo, quella abitata dalla sua fedeltà.
Dio si è impastato in tutto e per tutto alla nostra carne, l'ha assunta, l'ha trasfigurata, l'ha abitata come la dimora più preziosa.
Non più nel tempio, non più nel santo dei santi, non solo nella bellezza del creato, ma in un bimbo paffuto e infreddolito possiamo trovare la rivelazione più disarmante, inattesa e compiuta del volto di Dio.
Tutto continua a parlare di Dio: ogni bellezza è caparra della Sua presenza, ogni amore è riflesso del Suo, ogni angolo di silenzio può essere il luogo dell'incontro con Lui. Ma solo in quel cucciolo di messia è svelata in pienezza l'infinita follia d'amore di Dio.
Oggi è il giorno dello stupore, della gratitudine e della una nuova speranza.
Oggi è il giorno in cui anch'io posso nascere e rinascere, posso permettere che le mie nudità siano rivestite, che le mie ferite siano medicate, che le mie solitudini siano riempite dalla Sua presenza.
Se tu lo vuoi, se tu lo scegli, è il giorno in cui Dio prende dimora in te, nella tua carne, nella tua storia; è il giorno in cui Dio abita tutti gli angoli più bui della tua persona e li riempie con la sua luce; è il giorno in cui deporre le armi e avere mani vuote e libere per accogliere il dono di Dio: niente di meno di se stesso.

Don Ettore Todaro
 
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II DOMENICA D'AVVENTO
 

 
Nel Vangelo di questa domenica troviamo sulla bocca del Battista un invito forte alla conversione. Ma cos'è la conversione, cosa significa convertirsi? Nel nostro immaginario collettivo il convertito è colui che prima non andava mai in chiesa, faceva magari una vita dissoluta, poi a un certo punto ho avuto un'illuminazione dall'alto e ha cominciato ad andare in chiesa ogni domenica, ha cominciato ad accostarsi ai sacramenti, ha cominciato a leggere la Bibbia, ha cominciato a pregare, ha cominciato anche magari a fare qualche opera di bene. Se questo significa essere convertito molti potrebbero dire di essere già convertiti perché già queste cose le fanno. Per cui questo invito alla conversione non é per noi. Invece no, tutti abbiamo bisogno di conversione perché conversione significa cambiare strada, passare dalle mie vie alle vie di Dio, dai miei pensieri ai suoi pensieri, dalla mia volontà alla sua volontà, dai miei desideri ai suoi desideri. In poche parole si tratta di orientare la mia vita sulla sua e in questo siamo tutti un po' carenti per questo tutti abbiamo bisogno di conversione.

Don Peppino Antoci
 
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L'Azione Cattolica della diocesi di Ragusa, sebbene umanamente addolorata per la perdita di S.E. Mons. Mansueto Bianchi,
ringrazia il Signore per il dono dell'assistente nazionale generale,
per la sua semplicità e per la sua grande ricchezza di fede celebrando la S.Messa in suffragio

Mercoledì 10 Agosto 2016
alle ore 20
presso la Parrocchia Santi Apostoli in Comiso.





 
XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Il vangelo di questa XI domenica che ci racconta del banchetto a casa di Simone il fariseo in cui Gesù incontra una donna peccatrice è certamente uno dei più scandalosi.
L’incontro con la donna si svolge in un clima sensuale: baci, carezze, profumo, lacrime, capelli sciolti; c’è n’è a sufficienza perché un uomo normale se ne senta turbato. Gesù invece non si muove, lascia fare, non la allontana e accoglie le sue manifestazioni di amore anche se possono prestarsi ad interpretazioni ambigue. E infatti il padrone di casa resta scandalizzato dal fatto che Gesù si fa toccare da una donna del genere e pensa che forse non è un vero profeta.
Gesù invece è un vero profeta, infatti riesce a leggere nel cuore di Simone e gli risponde con una breve parabola che ha per tema il rapporto tra perdono e amore e che si conclude con l’affermazione che amerà di più colui a cui è stato perdonato di più.
Gesù poi applica la parabola alla donna, dicendo che le sono perdonati i suoi peccati poiché ha molto amato. Ma si nota una discrepanza tra le due affermazioni: è il perdono che genera l’amore come nella conclusione della parabola oppure è l’amore che ottiene il perdono? In realtà le due affermazioni si completano a vicenda poiché: il perdono di Dio crea l’amore riconoscente della creatura e l’amore della creatura perfeziona e accresce il perdono.
Nel banchetto eucaristico che celebriamo questa domenica anche noi possiamo fare la stessa esperienza della donna peccatrice.  Gesù è infatti “a mensa con i suoi” e noi possiamo rannicchiarci ai suoi piedi, esprimendogli il nostro pentimento e la nostra gratitudine, per poi gustare “la gioia di essere salvato” (sal 51,14)
 
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X DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dalla porta della città di Nain esce un corteo funebre formato da molta gente. È morto un ragazzo, unico figlio di una madre rimasta vedova.
Sulla stessa strada ma in senso completamente contrario c'è una grande folla che accompagna Gesù con i suoi discepoli.
La porta della città è il luogo dell'incontro di queste due folle, due cortei  contrapposti non solo nella direzione del cammino: l'entrare e l'uscire, la morte e la vita, la fine e l'inizio, la sterilità e la fecondità, il dolore e la gioia, la disperazione e la speranza.
I due cortei continuano a camminare, paralleli e contemporanei, sulle strade dell'esistenza, della nostra quotidiana esistenza. Ognuno per la propria strada, ognuno per la propria via.
Ma c’è qualcosa rende possibile l'incontro da trasformare i due cortei in una: è la compassione di Gesù!
Una compassione che non è compatimento un dire : ”poverino”; ma una compassione che si fa prossimità, vicinanza . Gesù infatti si avvicina, tocca il feretro, parla al morto, lo invita ad alzarsi, poi restituisce il futuro a lui, alla madre e a tutta la gente.
Una compassione che  ci parla dell'opera di Dio che si china sull’umanità sofferente restituendole speranza e fecondità.  


 
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"Sentinelle e discepoli"
Focus su Don Lorenzo Milani

In onda su radio Karis
87,800 o 99,300 FM


Giovedì 12 Maggio ore 14.20
Martedì 17 Maggio ore 18.20
Mercoledì 18 Maggio ore 10.03

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ASCENSIONE DEL SIGNORE di Don Luca Tuttobene

 
 
 
Ma la storia va avanti? Non nel senso del tempo che passa e, naturalmente, ci fa invecchiare. La storia ha qualche obiettivo da raggiungere? Noi, umanità di oggi, guardiamo ancora al futuro come possibilità di cose nuove, belle e buone da realizzare? Ci sentiamo carichi di fiducia e speranza pensando al domani? O prevale il senso del precariato? Precari i giovani che non trovano lavoro stabile, precarie le relazioni che sono sempre in pericolo di rottura, precario anche ciò che nonni e genitori ormai avanti negli anni hanno costruito perché si dilapida per non abbandonare nipoti e figli più giovani schiacciati dalla precarietà diffusa.
 
Certo, è difficile dire che la storia va indietro: siamo ogni giorno invasi da nuove scoperte scientifiche, da nuovi prodotti tecnologici (l’ultimo modello di telefonino, l’ultimo modello di automobile molto più sicuro ed economico nei consumi rispetto ai modelli passati), da nuove medicine o rimedi per la salute (l’ultimo tipo di bustina per il mal di testa, l’ultima terapia messa in atto per risolvere qualche malattia), da nuove tariffe telefoniche, dell’elettricità, del gas…
 
Allora che storia stiamo vivendo? Schiacciati sul presente e i suoi bisogni, forse: ci alziamo dal letto per poter giungere a sera, più o meno serenamente, allo stesso materasso salutato al mattino. Desiderio, progetto, scelte da compiere oggi e da costruire giorno dopo giorno: tutto questo è ancora possibile?
 
L’esperienza di molti ci può consolare: quello tratteggiato sembra essere un quadro fosco ed esagerato. Bene, allora: attingiamo a chi ci dà testimonianza di una vita che sa attingere dal passato per costruire il futuro nel presente, donandosi di semplici strumenti per vivere i momenti di crisi come momenti di possibilità di crescita, per far maturare le relazioni familiari, per vivere da protagonisti e non da spettatori il tempo che il Signore ci dona e il momento culturale nel quale ci inserisce.
 
Ma lasciamo anche risuonare in noi le parole evangeliche, solenni e maestose, di questa domenica dell’Ascensione: “Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni” (Lc 24, 46-48).
 
Gesù di Nazaret, Crocifisso e Risorto, pone la sua vita come il centro della storia: la storia, dopo il mistero pasquale del figlio di Maria, può compiere a causa di noi uomini tutti i giri e le capovolte che vuole, ma, se vogliamo, noi uomini abbiamo un centro di gravità permanente, sopra il quale trovare giudizio di salvezza per ogni attimo della nostra vita, perdono che rinnova la nostra esistenza, modello per progettare il nostro tempo.
 
Gesù ascende in cielo non per stare in Paradiso, ma per tracciare finalmente l’ultimo tratto della Storia. Ci aspetta su questa strada. Non lasciamoci rubare da niente e nessuno il cammino con Lui. E, magari, riscopriamo nel nostro progetto di vita la bellezza di donare agli altri la testimonianza della strada fatta con Lui.

 

 
Don Luca Tuttobene
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L’Azione Cattolica della Diocesi di Ragusa condivide il messaggio della associazione nazionale sui tragici fatti di Parigi. L’Azione Cattolica italiana si unisce al cordoglio per le famiglie, alla sofferenza dei feriti e alla preghiera per le vittime e condanna la violenza omicida ribadendo la sacralità della vita umana. L’AC esorta tutti ad opporsi con ogni mezzo al diffondersi dell’odio e di ogni forma di violenza fisica e morale, che distrugge la vita umana e viola la dignità delle persone, minando il bene fondamentale della convivenza pacifica tra i popoli, nonostante le differenze di nazionalità, di religione e di cultura.

Il Consiglio Diocesano ed il Collegio Assistenti

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La Presidenza ed Il Consiglio Diocesano dell'Azione Cattolica della diocesi di Ragusa rendono grazie al Signore per il dono di Mons. Urso, amico, padre e pastore che per questi anni ha guidato amorevolmente la nostra Chiesa locale.
Ringraziano il Signore per il dono del Suo nuovo vicario in Ragusa, S.E. Mons Carmelo Cuttitta.
Assicurando preghiera e collaborazione, porgono un affettuoso benvenuto.

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AVVISO ADULTI E FAMIGLIE



Giorno 9 Maggio alle ore 20:00
presso il Santuario Diocesano
Madonna della Salute di Vittoria,
si terrà un incontro di preghiera per adulti e famiglie dal titolo:
"Con Maria testimoni di Speranza".


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Gli auguri di Pasqua
dal nostro consiglio diocesano
 
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