Commento al Vangelo P.Tuttobene - Azione Cattolica Ragusa

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IV DOMENICA DI PASQUA di Don Luca Tuttobene

 
Ecco il Vangelo di questa IV domenica di Pasqua dell’anno C (Gv 10, 27-30):
«Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
È Gesù che parla, nello stesso tempo dichiarando tutto il suo amore e sfidando la nostra fede.
Mi viene da pensare alla scena de La vita è bella in cui Dora, la moglie di Guido e mamma di Giosuè, interpretata da Nicoletta Braschi, si impone, lei esile donna, all’ufficiale tedesco che la invita a tornare a casa: vincerà lei, salendo sul treno su cui già si trovano suo marito e suo figlio, condividendo con loro la durezza del campo di concentramento. Ma lei non era ebrea, non era destinata a subire quella violenza.
Gesù, buon Pastore, è il Verbo di Dio fatto uomo: ma perché si fa uomo, Lui che può godere per l’eternità di una vita piena e felice? Perché viene a condividere la nostra condizione umana finita, piena di miserie, incapace di godere per sempre e di trattenere gioia e felicità?
«Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano».
Il Verbo di Dio si fa uomo per lottare e donare: lotta con la forza di Dio contro tutto ciò che ci toglie la possibilità di scoprire come la nostra vita umana possa aprirsi a quella di Dio; ci dona non un posto in Paradiso alla fine della vita, ma la possibilità oggi di non restare succubi dei nostri limiti umani e dei nostri peccati, aprendoci al perdono e all’amore del Padre.
«Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano».
Ogni giorno può diventare vita eterna, ogni azione può essere portatrice di divinità, ogni dolore può trasfigurarsi in salvezza, ogni gioia può restare per sempre perché niente e nessuno ci strapperà mai dalla mano che lotta e che dona di Gesù, nostro Signore (cfr. Rm 8, 31-39).
Questa è la sfida alla nostra fede: saremo così umili da non pretendere dal Signore che Lui compia la nostra volontà e così innamorati da vivere nella certezza che in Lui, nostro Pastore, non manchiamo di nulla, nemmeno nel momento della valle oscura che sarà la nostra morte (cfr. Sal 23)?

 

 
Don Luca Tuttobene
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III DOMENICA DI PASQUA di Don Luca Tuttobene

 
Dal Vangelo secondo Giovanni 21, 1-19: un testo di 2000 anni fa, un testo per oggi.
 
Oggi possiamo guardare alle nostre giornate: piene di tante cose, belle come la possibilità di lavorare, brutte come un lavoro infruttuoso. Ma se vogliamo, possiamo accogliere nel nostro tempo anche il Risorto.
 
Oggi possiamo guardare anche alle nostre relazioni: 7 uomini significa già una comunità perfetta. Ma se vogliamo, possiamo accogliere nella nostra famiglia, comitiva, classe, gruppo, associazione, parrocchia anche il Risorto.
 
Oggi possiamo guardare anche alla Chiesa: ci sono i cristiani che intuiscono subito dov’è Gesù, che cosa ci chiede, come incontrarlo, e hanno la pazienza di riferirlo a Pietro (al parroco, al vescovo, al papa) e aspettano con pazienza che Pietro (parroco, vescovo, papa) riprenda a servire (la veste ai fianchi come Gesù per la lavanda dei piedi) e si getti nella mischia per guidare la Chiesa e tirare a riva la rete con i pesci; ci sono i Pietro (parroci, vescovi, papi) che si sono tolti le vesti del servizio… ma nel frattempo la pazienza dell’amore dei cristiani che intuiscono dov’è Gesù continua a rendere la Chiesa sposa che risponde al suo Signore che l’ha resa bella e feconda!
 
Oggi possiamo guardare alle nostre messe: Gesù è sicuramente presente (il pesce e il pane del Vangelo sono segni della sua presenza che oggi continua in ogni battezzato, nei preti, nella Parola e nell’Eucarestia); ma noi portiamo un po’ del pesce pescato, un po’ della nostra vita a messa?
 
Oggi possiamo ascoltare Gesù che ci chiede se lo amiamo alla follia e sentire noi stessi rispondere che riusciamo solo a volergli bene: nonostante tutto, ancora una volta, a me, a ciascuno di voi, questo incosciente di Dio-Uomo Crocifisso e Risorto, propone di seguirlo.
 
Quanta testardaggine piena di amore nei nostri confronti! Cosa e come gli risponderemo?

 

 
Don Luca Tuttobene
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II DOMENICA DI PASQUA di Don Luca Tuttobene

 
Carissime,
           bentornate! Come sono felice di avervi di nuovo in mezzo a noi! Anche per questa seconda domenica di Pasqua dell’anno C siete con noi. Sarebbe meglio dire, siamo dentro di voi, care porte chiuse “del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei”!
Siamo dentro di voi anche noi, cristiani del 2016, che teniamo chiuse le porte delle nostre chiese per paura che qualcuno rubi, sporchi, forse venga a pregare quando meno ce lo aspettiamo e senza chiederci il permesso!
Siamo dentro di voi anche noi, cristiani del 2016, che la sera chiudiamo le porte delle nostre case per paura che arrivi a turbare le nostre coscienze serene qualcuno dalle “periferie esistenziali” tanto care a papa Francesco (e anche a noi, se però si fermano dentro lo schermo della TV).
Siamo dentro di voi anche noi, cristiani del 2016, che chiudiamo le porte della nostra testimonianza in un silenzio sterile o in un operare muto, privi di Vangelo annunciato nella e con la vita.
Ma Lui, Lui l’aveva detto: “Io sono la porta” (Gv 10, 7).
E quindi, di nuovo, bentornate, care porte chiuse! Così Gesù può venire, senza sfondarvi, semplicemente per donare a ciascuno di noi, ma insieme come comunità, la sua salvezza: “Pace a voi! […] Ricevete lo Spirito Santo” (cfr. Gv 20, 19-22).
Bentornate! Ci aiutate a non presumere di noi stessi ottime qualità e referenze cristiane e, invece, a desiderare la salvezza!
Ma lascerò che lo Spirito del Risorto spalanchi le porte della mia vita?
 
 
Don Luca Tuttobene
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DOMENICA DI PASQUA di Don Luca Tuttobene

 
Cari aderenti all’Azione Cattolica in diocesi di Ragusa, cari simpatizzanti (ma se vi facciamo così tanta simpatia, perché non aderite all’Ac?), cari tutti che passerete di qui a leggere queste righe, buona Pasqua! Buona Pasqua da parte di tutto il Consiglio diocesano!
 
Vi chiedo scusa se vi aspettavate una meditazione ragionata e ben costruita, ma questi sono giorni da cuore in mano (non è forse questa la Croce di Gesù, dare con tutto il cuore tutto il Suo Cuore, cioè la sua vita?).
 
E il cuore è da un po’ che mi mette in mano tre parole che vorrei ci mettessero in crisi in questa Pasqua di Risurrezione: dormire, fuggire, nascondersi.
 
In che senso metterci in crisi? Il Signore Risorto dona la Pace della comunione con Dio: se non sappiamo cosa deve rappacificare Gesù Risorto in noi, come facciamo ad accogliere in profondità la sua Pace? Allora, crisi significa abbandonare certezze per verificare con desiderio di crescita dove siamo ancora senza la Pace di Cristo Risorto.
 
Quindi: dormire, fuggire, nascondersi,
 
Dormire come gli apostoli nell’orto degli ulivi, sazi dell’Ultima Cena, con poco pensiero per Giuda andato via, a piedi puliti dalla lavanda fatta dal Maestro: cosa vuoi più dalla vita? Peccato che la vita è altro che l’Eucarestia che celebriamo per lasciarsi coccolare da Gesù senza inquietarci per chi manca e per la lotta che ancora oggi Cristo vive nelle sofferenze del suo corpo mistico! Ci possiamo augurare di essere insonni e inquieti come la Maddalena, che riesce ad arrivare fin sotto la croce e si aggira bisognosa di luce e di amore nei dintorni del sepolcro di Gesù? Pasqua può significare per noi sana inquietudine, ricerca del fratello che ha dimenticato la strada verso la comunità cristiana, spinta al servizio formativo e alla città?
 
Fuggire come gli apostoli dall’orto degli ulivi, improvvisamente pavidi, incapaci di accompagnare Gesù, di testimoniare di essere suoi discepoli. Mi viene da pensare alle discussioni di una volta: presenza o testimonianza? Il sepolcro vuoto ci da’ l’esempio di una presenza testimoniante e di una testimonianza presente: c’è senza parlare, testimonia senza costringere a credere. Pasqua può significare per noi il manifestarsi della nostra vita quotidiana come forma di vita sana, bella, interessante, pienamente umana, feconda, affascinante perché informata da Cristo?
Nascondersi come gli apostoli nel cenacolo, per la paura di fare la fine di Gesù. Ma chi è Gesù? Lo sfigato che si fa mettere le mani addosso da guardie e servi dei sommi sacerdoti e non riesce a convincere Pilato che è innocente, finendo per semplicioneria e ingenuità in croce? O è il Risorto, il Signore della vita e della morte che adesso va riconosciuto nella fede dopo averlo visto morire in croce? Maddalena, i discepoli verso Emmaus, alcuni tra gli apostoli sul monte in Galilea non lo riconoscono immediatamente: c’è un problema di identità di Gesù, anche e soprattutto dopo la sua crocifissione. Pasqua può significare per noi occhi nuovi, sulla storia, ormai redenta dal Cristo, sulla Chiesa, ormai Sua sposa vincitrice del male con Cristo, sull’Azione Cattolica? Occhi nuovi che nel male che affligge l’umanità vedono l’opportunità per portare la vittoria di Cristo Risorto. Occhi nuovi che nelle brutture della Chiesa vedono la spinta per renderla più bella. Occhi nuovi che posandosi sull’associazione nutrano il desiderio di conoscerla meglio e di scoprirne i fondamenti delineati nello Statuto e nel Progetto formativo, occhi nuovi che ardono dalla voglia di abbattere le porte chiuse delle abitudini contratte negli anni perché l’identità associativa risorga sempre e l’Ac corra come Maddalena ad annunciare: «Ho visto il Signore!» e ciò che Lui le ha detto (cfr. Gv 20, 18).
 
 
Don Luca Tuttobene
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Commento al Vangelo IV Domenica d'Avvento di Don Luca Tuttobene

Avete mai pensato che le protagoniste del Vangelo di questa quarta domenica d’Avvento dell’anno C sono due donne (via i maschi per un po’!), per di più laiche (via il clero per un po’!) e, incredibile a dirsi, anche incinte?
Ma come, l’intero vangelo di una domenica occupato da due donne? Vuoi vedere che la donna, nei piani di Dio così come narrati nei vangeli, è molto più importante di quanto si creda?
Ma come, l’intero Vangelo di una domenica senza che ci sia l’intervento di Gesù (che pure la seconda lettura ci presenta come Colui che porta a compimento ogni sacerdozio e sacrificio cultuale) o di uno fra gli apostoli (con i quali ha inizio il sacerdozio del Nuovo Testamento), solo un laico viaggio di una laica che riceve una laica benedizione da un'altra laica?
Ma come, l’intero Vangelo di una domenica riempito da due grembi pieni d’incoscienza? A chi viene in mente di mettersi in viaggio (i viaggi a piedi o a dorso di mulo dei tempi antichi su strade certo non asfaltate come le nostre) appena scoperto di essere in attesa di un bimbo? A chi viene in mente di gridare come una pazza solo perché il bimbo nel grembo si fa sentire?
Proprio perché fuori dai canoni di una normalissima religiosità poco cristiana (ma quale pagina del vangelo è rassicurante per la nostra normale religiosità?), questa pagina è meravigliosa e illumina il Natale ormai prossimo di una luce particolare, la luce radiosa che il viso delle donne incinte possiede. C’è un mistero, in quell’arrotondarsi del corpo femminile che custodisce un piccolo uomo o una piccola donna: c’è un mistero che lentamente si lascia intravedere sussurrando di come una relazione maschio-femmina si sia trasformata nel dono di una nuova vita; c’è un mistero che lentamente si lascia assaporare rivelando di come questa nuova vita è tutta diversa dalla madre, ma ancora tutta in simbiosi con la madre. È il mistero della relazione: e se la relazione fondamentale è quella Dio-Maria che porta Dio a farsi uomo nel grembo di quest’ultima, Maria non si rinchiude in un intimistico “star bene” solitario con suo figlio, ma si apre alla relazione con Elisabetta perché altri godano, grazie all’azione dello Spirito Santo, della presenza di Dio in mezzo a noi.
Natale, mistero di relazioni: nascerà fra pochi giorni una rinnovata relazione fra me e Dio e, grazie a questa, fra me e gli altri?


Don Luca Tuttobene

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Commento al Vangelo III Domenica d'Avvento di Don Luca Tuttobene

 
“Che cosa dobbiamo fare?”, chiedevano le folle a san Giovanni Battista. Più o meno come circa 1800 anni dopo si chiederà un pensatore prussiano, rispondendo (la faccio troppo breve) con: «Compi il tuo dovere senza aspettarti nulla in cambio!».
 
Certo, chissà se oggi qualcuno ha voglia di chiedere consiglio ad altri per scoprire cosa deve fare. Non siamo forse quelli del: «Decido io cosa è giusto fare per me»? Non pensiamo bene o male che se una cosa si fa per dovere non è vera, perché non è spontanea, non è sentita? Eppure, le folle sono state colpite dalle parole di Giovanni che abbiamo ascoltato domenica scorsa e ora vogliono cambiare vita. Le folle percepiscono che hanno bisogno di uno sguardo nuovo sul mondo per scegliere le strade dell’incontro con Dio. Insomma, sperimentano il limite di una vita che non si apre all’altro.
 
Le risposte del Battista, infatti, non sono trattati filosofici (utilissimi, peraltro, per approfondire le questioni). Il vangelo stesso dice che Giovanni evangelizzava, ovvero annunciava qualcosa di buono. Le sue risposte sono la buona notizia che è possibile attraversare i nostri limiti.
 
Sei egoista? C’è una buona notizia per te: Dio ti viene incontro e tu puoi incontrarlo, perché «chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto» (Lc 3, 11).
 
Sei avido? C’è una buona notizia per te: Dio ti viene incontro e tu puoi incontrarlo perché «non esigete nulla di più di quanto è stato fissato» (Lc 3, 13).
 
Sei un datore di lavoro, un capoufficio, un preside, un insegnante, un papà, una mamma, hai, insomma, qualcuno da guidare, orientare, educare e sprofondi nell’essere un peso per gli altri perché imponi la tua autorità? C’è una buona notizia per te: Dio ti viene incontro e tu puoi incontrarlo perché «non maltrattate e non estorcete niente a nessuno» (Lc 3, 14).
 
Ma dov’è la buona notizia? Non siamo davanti a semplici doveri umani? Tutti sanno che si deve vivere così, ma non tutti ce la fanno a vivere sempre così.
 
Eh, ma noi siamo cristiani, non ci accontentiamo di chi ci dice: «Compi il tuo dovere senza aspettarti nulla in cambio!». Non ci accontentiamo del dovere, ma viviamo la gioia di cui ci parlano la prima e la seconda lettura di oggi, perché siamo convinti che san Giovanni Battista ci annuncia una buona notizia che ha il suo cuore in questa frase: «Viene colui che è più forte di me […] Egli vi battezzerà in Sprito Santo e fuoco» (Lc 3, 16).
 
Colui che viene, il Signore Gesù, è più forte, anche del nostro egoismo, della nostra avidità, del nostro volerci imporre agli altri. Se facessimo leva sulla presenza dello Spirito di Cristo nella nostra vita, buona notizia per eccellenza, saremmo costantemente puliti dalla paglia e capaci di donare a Dio il frumento della nostra vita resa santa da Lui! Ecco perché oggi gioiamo: perché è nel Signore, per il Signore, con il Signore che noi cambiamo costantemente stile di vita.
 
E come Ac, cosa dobbiamo fare? Abbiamo avuto la gioia, domenica scorsa, di accogliere la presenza e le parole di S. E. Mons. Mansueto Bianchi, assistente generale: ci ha donato tante piste di riflessione. Non riduciamoci a fare l’azione cattolica solo perché seguiamo guide e testi associativi, ma con gioia abbiamo il coraggio di essere Azione Cattolica, riformulando uno stile veramente laicale che diventi laicale azione concreta capace di diffondere laicamente nel mondo la buona notizia della gioia di Cristo.

Don Luca Tuttobene

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Commento al Vangelo in occasione dell'Immacolata Concezione di Don Luca Tuttobene


8 marzo, festa delle donne… Non cambiate pagina, è proprio qui che si parla della festa dell’Immacolata Concezione.
 
Vorrei che la ritenessimo proprio come la festa delle donne a partire da un elemento della nostra fede e che l’8 dicembre le donne che vivono la fede cattolica trovino motivo di festa almeno tanto quanto lo trovano l’8 marzo (magari ancor di più!).
Sgombriamo intanto il cuore e la mente da ciò che l’Immacolata Concezione non è.
Non è: “Maria non ha fatto mai alcun peccato quindi lei è troppo brava e io non sarò mai come lei”.
Non è: “Maria è vergine quindi lei è san Giuseppe sono una coppia impossibile da imitare”.
Non è: “Maria ha concepito Gesù grazie a Dio e non a san Giuseppe”.
È vero che Maria non ha mai commesso peccato, è vero che Maria è la sempre vergine, è vero che Gesù è stato concepito per opera dello Spirito Santo, ma essere l’Immacolata Concezione significa altro.
Significa “Dio che prima di tutto agisce in ciascuno di noi e quindi in Maria e quindi nella storia”. Se vogliamo capire Maria come Immacolata Concezione, è a Dio che dobbiamo guardare, a quel Dio che, come leggiamo nel Vangelo di oggi, attraverso l’arcangelo Gabriele rivela a Maria che cosa Lui ha fatto in lei per lei: l’ha pensata e creata, attraverso la normalissima opera umana dei suoi genitori, Piena di Grazia.
Piena di Grazia: Dio ha voluto Maria ricolma della Sua azione di salvezza. Maria è salvata fin dal suo concepimento: il legame con Dio che a noi viene donato nel battesimo, a Maria è donato quando viene concepita; l’amore di Dio che a noi è donato col battesimo perché possiamo vivere come figli per Lui e i fratelli, a Maria è donato quando viene concepita perché possa vivere come figlia disposta ad essere Madre di Dio e dei suoi fratelli.
Poiché è l’Immacolata, sa dire: “Ecco la serva del Signore”, ovvero “il dono del tuo amore mi rende capace di voler essere sempre libera per Te”.
Libera da ogni peccato: come canta Giosy Cento, Maria ha “provato la lotta del bene”, perché ha lottato non contro se stessa per non fare il male, ma con tutta se stessa per compiere sempre il bene.
 
Libera nell’amore vero e umano per Giuseppe, scegliendo con lui di amarsi reciprocamente nel servizio al Dio fattosi loro figlio per azione dello Spirito Santo.
Libera nella mente e nel cuore tanto da accogliere la Parola di Dio così in profondità da donarle la sua carne perché diventasse uomo in lei.
Festa dell’Immacolata, festa dell’amore di Dio che crea una donna totalmente libera per amare: care donne, ditemi pure che mi sbaglio, ma cosa, anch’io maschio, potrei cercare di più? Buona festa della donna, quindi, oggi, 8 dicembre! E Maria, la quale, come leggiamo nel Progetto formativo a pag. 134, è donna che “sa ascoltare e riflettere, ma anche parlare e prendere decisioni coraggiose”, è donna che “contempla piena di stupore le meraviglie di Dio e attende da Lui giustizia per gli oppressi; è sempre disponibile ai suoi disegni, anche quando non li comprende subito, e talvolta fa fatica a capire suo figlio”, renda libero, bello e buono il nostro Sì a Dio attraverso l’Azione Cattolica alla quale oggi rinnoviamo la nostra adesione!

Don Luca Tuttobene

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Commento al Vangelo della II Domenica d'Avvento di Don Luca Tuttobene

Oggi elimino lo stile meditativo e vi racconto perché preparando questa pagina, mi sono sentito pesante, in opposizione, freddo.
 
Intanto, mi ricordo che il Vangelo della seconda domenica d’Avvento dell’anno C parla di san Giovanni Battista e mi viene in mente una canzone dell’allora nuova proposta Daniele Silvestri, che a Sanremo Sanremo 1995 (accipicchia, vent’anni fa!), appare sul palco con una serie di cartelli per cantare L’uomo col megafono.
 
Certo, non sono tanto ingenuo da identificare un’attivista per la giustizia sociale come sembra l’uomo della canzone di Silvestri con il nostro San Giovanni Battista, ma mi son detto: «Stavolta sottolineo per il sito dell’Ac che il Battista è una sorta di megafono di Dio e che il laico di Ac può prendere esempio da lui per amplificare con la sua vita il messaggio evangelico. E così mettiamo in pratica pure il Progetto formativo: “La parola più forte e più credibile che cristiani e comunità possono pronunciare è quella del paradosso cristiano, quella delle beatitudini che rovesciano i criteri di valutazione della felicità e del successo” (pag. 143)».
 
Però… cerco di descrivervi alcune parole del vangelo e…
 
…mi sento pesante, troppo pesante, perché non so muovermi come san Giovanni Battista.
 
Al v. 3, infatti, è scritto che Giovanni “percorse tutta la regione del Giordano”: forse siamo abituati a immaginarlo fermo mentre parla a folle che accorrono a lui, fermo mentre battezza, fermo mentre indica Gesù come l’Agnello di Dio, fermo mentre ci ricorda che non tutto è lecito. Ma questo versetto ci mostra un Giovanni inquieto: “percorse tutta la regione del Giordano”, non una zona, una città, un quartiere… tutta la regione. Non si ferma, tutti devono ascoltare il suo invito alla conversione. Ecco, mi sono sentito appesantito, incapace dello stesso slancio del Battista che non si dà pace se non annunciando che la nostra vita può cambiare, il nostro modo di pensare può cambiare, i nostri occhi possono ogni giorno provare a guardare il mondo, le persone, i fatti come li vede Dio. Io, voi, l’Ac tutta: abbiamo voglia di accogliere questo rinnovamento totale dell’esistenza?
 
…mi sento in continua opposizione.
 
Al v. 2, infatti, è scritto che “la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto”. Ma non è un movimento della Parola di Dio, è un divenire, è il suo compiersi, il suo realizzarsi nella persona di Giovanni Battista.
 
Chi mi vede, vede la Parola di Dio che si realizza? Almeno un versetto della Bibbia? Almeno un’idea estrapolabile dal Vangelo? Ecco, mi guardo allo specchio e dico di no. E voi? E l’Ac? Quale Parola di Dio «diviene sopra noi»?
 
…mi sento freddo.
 
Al v. 4, infatti, è scritto che Giovanni adempie la profezia di Isaia, è voce che grida. Ma come grida? Solo come uno che parla a voce alta? No, il suo è un grido che manifesta la passione per quello che dice, per quello a cui si riferisce. È il grido di chi ha sperimentato sulla sua pelle che ciò che sta dicendo è vero, è fondamentale, tocca le corde più profonde dell’esistenza.
 
E qui, allora, l’uomo col megafono di Silvestri che soffre mentre grida “Compagni! Amici! […] Giustizia!” si sovrappone davvero al nostro San Giovanni Battista che appassionato di Dio e degli uomini grida tutto il suo travolgente messaggio di conversione:

 
 
lo sguardo di un uomo a cui preme davvero qualcosa, e che grida un tormento reale, non per un esaurimento privato e banale, ma proprio per l'odio e l'amore, che danno colore e calore, colore e calore.

 
 
Che grido si alza dalla mia, dalla nostra vita, dalla vita dell’Ac? Passione, amore, sofferenza che desidera che tutti possano vedere la salvezza di Dio?
 
Per favore, rileggiamo con calma il Vangelo di questa domenica. Rileggiamolo alla luce di questo passo di Sentieri di speranza. Linee guida per gli itinerari formativi (pag. 193-194), valido, a mio parere, per acierrini, giovanissimi, giovani e adulti:

 
 
Ciò che contraddistingue il cristianesimo rispetto alle altre religioni non è la preghiera, né la pietà o la tensione spirituale, ma la persona di Gesù Cristo. Per questo è importante, soprattutto oggi, vigilare su modalità distorte di intendere la fede che tendono a mescolare il cristianesimo con una delle tante forme di religiosità e ad oscurare il primato di Gesù Cristo. Ritornare sempre e di nuovo alla centralità di Dio in Gesù Cristo è il primo e fondamentale modo per consolidare una fede adulta. Il radicamento in Cristo, “Autore e Perfezionatore” della nostra fede, manifesta la dimensione teologale della fede che genera comportamenti cristiani, non solo per un esercizio della nostra libertà e della nostra volontà intelligente, ma in forza della grazia. È l’azione dello Spirito che permette la nostra “conformazione a Cristo” e trasforma la qualità della vita, dall’interno della nostra libertà.

 
 
Insomma, inquieti e non pesanti, disponibili e non in opposizione, appassionati e non freddi, perché Cristo sia formato in noi.

Don Luca Tuttobene

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Commento al Vangelo della I Domenica d'Avvento di Don Luca Tuttobene

Prima domenica d’Avvento dell’anno liturgico C. Vangelo secondo Luca, alcuni versetti del capitolo 21. Risuonano parole di speranza: Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. Ma il Signore ci propone anche come prepararci a non soccombere a quanto in noi e attorno a noi potrebbe impedirci di vivere tale speranza: Vegliate in ogni momento pregando.
 
Martedì scorso, i ragazzi di uno dei gruppi d’iniziazione cristiana della parrocchia in cui sono parroco, hanno vissuto così questa proposta del Signore: aprendo bene gli occhi su muri, macchine, recinzioni e pali elettrici di una delle strade del quartiere, alzando lo sguardo dai fatti propri, per cercare parole appese in giro e tra queste scegliere solo le parole che sceglie anche Gesù. Al segnale solito, sono partiti per la strada: perché vegliare non è solo stare svegli, ma individuare bene i segni che annunciano qualcosa o qualcuno che aspettiamo. Perché chi veglia davvero è attivo: scruta ogni minimo segno che possa indicare che l’attesa sta per finire e pregando tiene vivi dentro sé i suoi desideri perché non si addormentino e dormendo muoiano. Ma cosa desideriamo? Verso dove scrutiamo?
 
Uno dei miei poeti preferito, Giuseppe Ungaretti, scrisse durante la prima guerra mondiale questo testo:

 
Veglia
 
Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

 
Cima Quattro il 23 dicembre 1915
 
 
La sua veglia significò non lasciare che la morte e l’orrore della guerra diventassero segni indelebili capaci di cancellare il desiderio di vivere. Si tenne attaccato alla vita scrivendo lettere piene d’amore mentre attorno e dentro sé avevi segni di massacro, dolore, distruzione.
 
E noi cosa desideriamo? Verso dove scrutiamo? Il Figlio dell’uomo, il Signore crocifisso e risorto viene sempre: è Lui il nostro desiderio? È Lui che cerchiamo in ogni azione della nostra vita? Per noi che, dal battesimo, possiamo vivere dello Spirito di Gesù, vegliare pregando è attaccarci alla Sua vita, perché la notte della morte passi e la nostra vita risorga con Cristo.
 
Mi vengono in mente due espressioni del Progetto formativo: afferrati da Gesù Cristo (pag. 126) e abitare la tensione fra spirito e secolarità (pag. 111). Come laici di Azione Cattolica, cosa desideriamo? Verso dove scrutiamo?
 
Se ci lasceremo afferrare da Gesù Cristo, saremo noi quella lettera piena d’amore capace di attaccare la vita di tutti i giorni del nostro mondo alla pienzza di Vita libera dal male che il Figlio dell’uomo viene per donarci.

Don Luca Tuttobene
 
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